
Olio su rame – 1600 la cornice è del 1400
la differenza nella tecnica è costituita dal legante che invece di essere uovo, caseina o gomme naturali (tempera), è un olio. Si utilizzano sia oli naturalmente essiccanti (olio di lino, olio di noce, olio di papavero), che essenze o oli essenziali (essenza di trementina, essenza di rosmarino). Queste ultime sostanze, più costose perché ottenute per distillazione, vengono utilizzate come diluente, garantendo una materia più fluida e trasparente, adatta alle velature e meno soggetta all’ingiallimento[2].
Il legante oleoso più utilizzato è l’olio di lino. Questo viene utilizzato crudo nella preparazione e nella miscelazione dei colori, talvolta con additivi o siccativi. L’olio di lino cotto, che asciuga più rapidamente dell’olio di lino crudo e di altri oli permettendo così tempi rapidi di esecuzione, è caratterizzato dal colore più intenso e dallo svantaggio di ingiallire sensibilmente.
La pittura a olio può essere eseguita su supporti vari: sin dal Trecento, come riferisce il Cennini, si usano tavole di legno, fino alla comparsa, nel secolo successivo, delle tele. La tela, come è noto, aveva il pregio della leggerezza e della relativa semplicità di preparazione, affermandosi nel corso del XVI secolo come supporto privilegiato per la pittura.
Altri supporti, più rari, sono il cuoio, diffuso nella Venezia del XVI secolo, il rame e la carta, di solito adeguatamente preparati per permettere ai colori di fissarsi saldamente alla superficie; oggi si trovano in commercio cartoni telati o carte speciali, a grana grossa e con scarsa permeabilità.
Infine, sono usati anche altri materiali, soprattutto per fini decorativi: metalli (oro, argento, platino), dipinti in modo tale da non coprire del tutto lo sfondo, per sfruttarne la brillantezza in giochi di trasparenza o alternanza luminosa; pietra (marmi, ardesia ecc.); seta; vetro; legni, preziosi per l’effetto decorativo delle loro venature.
