Santa Cecilia Piccarelli

Olio su tela – 1711 opera di Mario Barberis (h 80 x l 60)

Mario Barberis nacque a Roma il 27 giugno 1893 da famiglia borghese di origini piemontesi. Svolse gli studi classici presso il liceo Torquato Tasso della capitale. Esordì con un’esposizione alla Società degli Amatori e Cultori delle Belle Arti di Roma e, contrariamente ai progetti del padre che lo voleva laureato in Giurisprudenza, approfittò dell’ospitalità di uno zio paterno e fece domanda di ammissione all’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.

La Prima guerra mondiale lo costrinse a interrompere gli studi. Soldato semplice fino al 1918 nel reparto Genio Aerostieri, documentò scene ed episodi di guerra, tra cui la ritirata di Caporetto. Legati al periodo bellico anche i disegni di navi e di aerei militari e numerose cartoline propagandistiche di ispirazione liberty.

Finita la guerra tornò a Roma e realizzò manifesti e bozzetti di scena per il mondo dell’editoria e della nascente industria cinematografica.

Nonostante la prevalenza dei motivi religiosi, non si può non segnalare la sua produzione di illustratore per il regime fascista (sei incisioni più ritratto di copertina per il discorso di Benito Mussolini Ai combattenti d’Italia, 1923; decorazioni e scene esotiche in bianco e nero per la «Rivista delle Colonie Italiane», segnatamente per il numero speciale apparso nel 1928 in concomitanza con l’Esposizione Coloniale inauguratasi a Torino per il “Decennale della Vittoria”), sebbene Barberis – a dispetto dell’amicizia che lo legò a Giuseppe Bottai dai tempi del “Tasso” – non ebbe mai la tessera del partito.

Fuori dagli stretti vincoli delle commissioni, le opere dalle connotazioni divisioniste e cubo-futuriste. Lavori soprattutto a pastello e spesso recanti un monogramma – Mario Antonio Barberis – accompagnato dalla svastica buddista iscritta all’interno di un cerchio. Tra cui: I solchiLa porta schiusaLa ruota dei secoliLo specchio dell’iride.

Gli anni Trenta lo videro ancora impegnato sia come illustratore per opuscoli e altro materiale a carattere devozionale, sia come autore di più significativi dipinti a tema religioso.

Nel secondo dopoguerra, Barberis riprese studi e sperimentazioni astratte e terminò una serie di tele di non grandi dimensioni, con spunti paesaggistici, geometrici e figurativi, in cui racchiuse esperienze antiche e prove più attuali. Nella primavera del 1949 tale raccolta viene esposta con il nome di “Essenzialità cromatiche” presso la Galleria Giosi di via del Babuino a Roma. Tra le opere, Tenebrae factae sunt – poi collocata presso il santuario di Vicoforte in Piemonte e oggi irreperibile.

Nel corso del 1954 ultimò dodici tavole di devozione mariana per La Donna vestita di sole presso il convento cappuccino di Perugia, e realizzò a carboncino su cartone una serie dedicata alle stazioni della Passione spirituale di Nostro Signore Gesù Cristo, frutto di una meditazione sul tema della sofferenza.

Affranto dalla morte dell’amatissima moglie, Barberis si concentrò su una raccolta di immagini a lei dedicate su fogli da disegno. Tratteggiati con matita di colore sanguigno, questi disegni costituiscono la summa di 40 anni di produzione artistica. L’album delle “sanguigne” dedicato alla moglie è conservato dalla figlia del pittore, Chiara Barberis, come testimonianza dell’opera paterna.

Mario Barberis morì a Roma dopo una lunga malattia il 24 gennaio del 1960 all’età di 66 anni.Portato alle ristampe un testo di Padre Bernardo Fiore.