Statuetta stilizzata in bronzo

Età del bronzo (h30)

Il b. ha avuto una importanza determinante nell’economia dell’umanità: le grandi civiltà antiche della Mesopotamia, dell’Egitto faraonico, dell’Indo, della Cina e dell’isola di Creta furono civiltà del b. e non conobbero, o solo negli ultimi stadi, il ferro. La civiltà del b. va, nell’area mediterranea, sino a circa il 1000 a. C. Essa è preceduta dalla cosiddetta “Età del Rame”, che è la prima successiva all’ultima delle Età della Pietra o Neolitico (v. preistorica arte). Nel 3000 circa a. C. i Sumeri conoscevano i vari sistemi per utilizzare le leghe di b. ottenute mediante mescolanza di varî minerali. Questi venivano mescolati a carbone di legna in forni a cupola ed il metallo colava per riduzione.
Si ritiene che le prime fusioni d’arte in b. fossero statuette votive (travestimento artistico di una offerta di metallo al tesoro del tempio) ed oggetti ornamentali ottenuti con forme permanenti di pietra e quindi massicce, a fusione piena e di piccole dimensioni. La fusione a forma aperta e piana fu usata anche dopo, in tutta l’antichità, per piccoli oggetti come per massicce lastre (es.: porte del Pantheon a Roma, con lastre di 42 mm, porte del tempio di Romolo e Remo al Foro Romano). La fusione piena fu anch’essa sempre praticata per piccoli oggetti (es.: monetazione romana dell’aes grave), in forme chiuse (una forma di pietra si trova nel museo di Siracusa, n. inv. 19737). Per oggetti con superfici mosse (figurette, anse di vasi, ecc.) si usavano modelli in cera, che venivano racchiusi in una camicia di terra refrattaria con fori di entrata per il metallo e di uscita per la cera disciolta e per l’aria: la vera arte fusoria delle statue ha inizio con la scoperta di questo sistema, che si dice della cera perduta. Esso consiste, sommariamente, nell’eseguire l’oggetto in cera d’api resa malleabile con aggiunta di resina e olio o anche pece bianca e sego, e quindi ricoprirlo con terre e sabbie convenientemente mescolate e preparate. La forma così ottenuta, dopo che sono stati predisposti i fori di entrata e di uscita, viene cotta in fornace con fuoco di legna a temperatura fino a 500° circa; la cera liquefa e brucia lasciando lo spazio nel quale verrà a colare il bronzo. Tale sistema, rimasto pressoché immutato fino a oggi, si differenzia nelle varie epoche e tra i vari popoli solo per piccoli e non ben definibili particolari i quali hanno più che altro relazione con i metodi metallurgici locali. Per tale motivo una classificazione delle caratteristiche dei bronzi antichi si può fare solo per grandi linee e queste non risultano sempre costanti. Ma le difficoltà tecniche crescono d’assai con l’aumentare le dimensioni del pezzo da gettare, perché per scacciare la cera da ogni anfratto occorre che la forma sia portata a un calore in ogni sua parte uniforme.